La serie Marvel/FX Legion è ormai giunta a metà della sua corsa e questo quarto episodio offre la giusta occasione per andare ad analizzare esattamente cosa stia funzionando e cosa no.

Chapter 4 inizia presentandoci un nuovo personaggio che, rivolgendosi direttamente allo spettatore, intende raccontarci una storia di paura ed empatia. Superato questo inaspettato prologo ci viene presentata la solita sequenza onirica che preannuncia personaggi ed ambientazioni che esploreremo nel corso di questo capitolo. Due in particolare sono i personaggi su cui viene puntato il riflettore, Karry, l’ultimo membro della sgangherata squadra di Melanie Bird e Philly, ex ragazza di David.

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Con un dialogo che sa molto di compitino sbrigativo ci vengono rivelate ulteriori informazioni sul rapporto simbiotico di Cary/Karry, i due mutanti in un solo corpo. Se il personaggio di Cary funzionava nel suo ruolo di “scienziato strambo” della compagnia, approfondire la conoscenza del suo alterego ci ha lasciati un po’ di stucco, in senso negativo. Quando Syd le chiede cosa provasse quando non era nel corpo del suo “gemello”, Karry schiva la domanda (effettivamente interessante) per balzare direttamente a quello che sarà il suo unico tratto caratteriale: Il bisogno d’azione. Essere prigionieri nel corpo di un’altra persona sarebbe chiaramente costrittivo per chiunque ma ripetere ossessivamente quanto voglia solo menare le mani e combattere riduce da subito il personaggio ad un’antipatica macchietta. La somiglianza dell’attrice al personaggio di Lenny non aiuta, un’altra ragazza immatura non aggiunge nulla di utile al roster di Legion, inoltre era lecito aspettarsi qualcosa di più dopo il salto in slow motion fuori dalla finestra e tutte quelle battute sul desiderio di lottare. Invece niente, in un breve ed antiestetico combattimento fatto di pugni e calci che colpiscono l’aria, bastano una manciata di soldati generici e la ragazza è già KO. Perchè gli uomini della Divisione 3 avessero raso al suolo il salotto in una pioggia di piombo per poi riporre i fucili automatici e cimentarsi in un combattimento corpo a corpo senz’armi non ci è dato saperlo, probabilmente galanteria.

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Dopo una figura del genere, è lecito sperare di essersi tolti di mezzo il personaggio definitivamente, ma dubitiamo. Dal canto suo anche l’ex ragazza di David non brilla di carisma ma in quanto personaggio secondarissimo, il passo è molto più indolore. Lascia un po’ straniti la sua reazione naturalissima quando Syd le rivela che stanno in realtà cercando David. Insomma, stai parlando da quella che dovrebbe essere almeno mezz’ora con una ragazza ed il suo inquietante fidanzato cieco (e presumibilmente muto) e quando questo si alza togliendosi gli occhiali bello sorridente, facendoti inoltre capire che non avrà intenzione di acquistare un immobile, tu reagisci senza alzare neanche un sopracciglio e dimostrandoti anche molto collaborativa? Evidentemente Philly sa qualcosa che noi non sappiamo, e quel “Ci stanno osservando” ci lascia sperare.

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Quando si impernia una serie su di un protagonista folle bisognerebbe tenere a mente che gli altri personaggi non lo sono, ed è proprio sui personaggi secondari che Legion ha una delle sue più grandi falle. Artificiosi, mal costruiti o banalmente poco delineati, i comprimari della serie semplicemente non convincono, così come diversi loro atteggiamenti, ad esempio l’esagerato amore nutrito da Syd per David.

La follia porta all’indagine e l’indagine al mistero, ed anche qui la matassa non riesce a sbrigliarsi. Legion insiste troppo su punti ormai chiariti anche per gli spettatori distratti, la carota ed il bastone con cui la trama dovrebbe intramezzare il ritmo tra crearci della curiosità e risolvere dei dubbi sembrano desincronizzati, come se ci venisse detto quello che ci importa ma nei momenti sbagliati, o viceversa. Molte delle scene d’interesse sono inoltre “figlie di altre opere” in modo troppo evidente, l’incontro con il palombaro nel subconscio ad esempio gridava Alan Wake da tutti i pixel.

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Alan Wake incontra Thomas Zane, familiare eh?

In sostanza anche questo episodio arranca, mostrandoci altri venti minuti di nulla per accelerare prepotentemente negli ultimi dieci, che invece mostra una sequenza molto godibile. Il consiglio di chi vi scrive è, se conoscete già il personaggio, sentitevi liberi di droppare la serie. Incentrare la maggioranza della trama su quali siano i misteri dietro un personaggio nato 32 anni fa non è il massimo per suscitare curiosità, inoltre Legion sembra prendere troppi strumenti in prestito non solo dalla cultura pop generale, ma anche dal ramo Marvel su cui non ha diritti, come il Piano Astrale, aspetto centrale nelle trame del Dottor Strange. Per chi non ha interesse nei retroscena cartacei degli X-Men e David Haller, possiamo solo sperare che, ormai superata metà stagione, Legion entri davvero nel vivo dell’azione. 6/10