Quando nel 2014 Guardiani della Galassia uscì nelle sale di tutto il mondo, il film fu accolto come una rivoluzione del genere supereroistico e riconosciuto come un “Instant Classic” dalla grande maggioranza della critica. Con questo Volume 2 James Gunn (il regista) alza ancora il tiro, portandoci forse la migliore fusione mai vista tra i due media, cinema e fumetto.

Dopo un breve flashback sui genitori di Quill, Il film si apre in medias res, con una lunga e deliziosa intro che vede Baby Groot ballare tra i titoli di testa, i Guardiani irrompono uno alla volta sullo schermo, mentre la battaglia infuria sullo sfondo. Una chiara dichiarazione d’intenti sullo spirito del film che, per l’ora successiva, procede come un’inarrestabile gatling di gag, annullando quasi ogni possibile sbocco di trama in favore di scambi di battute continui e situazioni sempre più ridicole. Seriamente, per tutti i primi quaranta minuti si ha l’impressione che Adam Sandler o James Franco possano sbucare da un momento all’altro sullo schermo per partecipare al festival della caciara. Siamo davanti al film più spiccatamente comico mai prodotto dai Marvel Studios, caratteristica non positiva per i detrattori della saga con cui, a questo giro, si può anche concordare.

Guardiani della Galassia

Guardando il film per la prima volta, senza sapere cosa succederà nelle scene successive, ci si trova un po’ spiazzati quando sullo schermo compare la scritta Intervallo e si ha assistito solo a siparietti comici e sparatorie senza trama. C’è da dire però che i Guardiani della Galassia, soprattutto nella trasposizione cinematografica, si sono da sempre caratterizzati come un gruppo scanzonato. Non parliamo del Mantello della Levitazione che sbatte in faccia a Strange in quello che dovrebbe essere il suo momento di riconoscimento come Stregone Supremo o di Thor e Visione che se la discutono su quanto sia bilanciato Mjolnir nel bel mezzo di un’ipotetica apocalisse tecnocratica. Non c’è onore tra i ladri è solito dire, quindi è lecito aspettarsi superficialità e stravaganza da quelli che sono, a tutti gli effetti, dei corsari spaziali.

Guardiani della Galassia

Passando al tema principale di questa Recensione-riflessione, è d’obbligo soffermarsi sul doppio linguaggio narrativo dell’opera. Se Logan ha tracciato un solco indelebile nel genere, dimostrando che un film di supereroi può anche essere, semplicemente, un vero e proprio film, andando a confrontarsi con temi maturi e situazioni drammatiche senza sfociare in quell’epico un po’ artefatto che si potrebbe rimproverare a film come Avengers e Batman v Superman, Vol. 2 spinge in una direzione totalmente opposta. Guardiani della Galassia non ha paura di osare. Mai. Anche se il risultato finale può non essere sempre dei migliori, questa caratteristica da uno spirito unico al film.

Le ambientazioni, le armi, i pianeti e la tecnologia, per quanto ogni elemento mostrato rappresenti una nuova, accesissima nota di colore, bizzarramente unica, è davvero sorprendente come ogni dettaglio si sposi alla perfezione con il precedente. Tanti elementi unici che contribuiscono a creare un quadro uniforme, coerente e magnifico. Una lore basata su quello che, dalla sua fondazione ad oggi, è stato l’elemento caratterizzante della Marvel Comics: Il Sense of Wonder.

Guardiani della Galassia

Come detto, la prima parte del film rivela davvero poco della trama, ma l’atmosfera unica della cosmologia Marvel pervade tutta la pellicola dall’inizio alla fine, sempre presente ma mai pressante. E la regia non manca di sottolineare ogni dettaglio di questo universo unico, dalle prostitute cibernetiche che si spengono il cervello una volta terminato il compito, ai muri di luce presenti nella Milano (l’astronave di Peter Quill) per pressurizzarla e preservarla dal freddo dello Spazio, passando per il fenomenale sistema di sfere laser che scorrono sulla corazza della Eclector, l’astronave dei Ravagers, che gli permette di colpire bersagli multipli o fare fuoco concentrato su uno solo.

Volume 2 è un’impaccata di stile, dagli aspetti più stupefacenti della cosmologia di Kirby alle continue citazioni agli anni 80, che dominano la scena. Impossibile non soffermarsi sulle astronavi a controllo remoto della flotta Sovereign, una splendida citazione alle vecchie sale giochi. Un omaggio che viene rimarcato enormemente quando, rimasta una sola astronave della flotta, tutti gli altri soldati si mettono a tifare alle spalle dell’ultimo pilota, come l’eroe del bar che cerca di stabilire un nuovo record al cabinato di Pac-Man.

Guardiani della Galassia

Superata la comicità, superati gli anni 80, superata la fantascienza e le ambientazioni mozzafiato, ciò che resta è davvero un fumetto su pellicola. Forse il primo vero fumetto trasposto su grande schermo.

Negli Spider-Man di Raimi si aveva l’impressione di vedere una trasposizione Live Action dei cartoni dell’Uomo Ragno, più che delle sue avventure cartacee. E visto in quest’ottica il film guadagna moltissimo in scene come il primo scontro con Goblin, quando Peter Parker rimuove una componente fondamentale dall‘aliante dell’antagonista che, volando intorno senza controllo in una scia di fumo grida “Ci rivedremo, Spider-Man!“. Con Iron Man e la fase uno dei Marvel Studios abbiamo assistito a trasposizioni fedeli che cercavano di trovare il giusto, moderno mezzo per portare personaggi dei fumetti sul grande schermo, smussandone alcuni angoli senza darkizzarli troppo. Si è già detto come Logan rappresenti un film a tutti gli effetti, mentre l’immortale trilogia del Batman di Nolan ci ha mostrato una grande reinterpretazione del mito che tutti conosciamo.

Guardiani della Galassia

Guardiani della Galassia vol.2 sembra essere totalmente fedele alla libertà ed i tempi narrativi che contraddistinguono la nona arte. Il modo in cui i membri del team vengano separati e riuniti in diverse formazioni per permettere un focus sulle motivazioni dei singoli personaggi ed il loro modo di relazionarsi con gli altri compagni di viaggio è un espediente classico delle saghe fumettistiche, ed il film incalza sotto ogni punto di vista, non solo quello narrativo. Graficamente possiamo usare come scena madre quella in cui Yondu e Rocket compiono settecento “salti” inter-dimensionali, storpiandosi con un’effetto comico da Youtube Poop. Nel vedere gli occhi stralunati di Rocket gonfiarsi fino a farlo assomigliare a Scrat o la bocca di Yondu espanderesi come un buco nero, non potevo non ripensare a grandi disegnatori pop dal tratto unico e bizzarro come Scottie Young, Mike Allred o Chris Bachalo. Inoltre, tornando sempre al lore, Gunn non ha paura di muoversi in piena libertà ed attingere a piene mani da tutto il materiale che il mondo Marvel gli può offrire.

Guardiani della Galassia 2

Se nel cinema, soprattutto per quanto concerne gli X-Men, ci si imbatte sempre in svariati problemi di diritti che castrano la creatività degli autori, non permettendogli di mostrare quanti personaggi o elementi vorrebbero, nei fumetti non è inusuale trovare Spider-Man fare bisboccia con Daredevil e Wolverine, e l’unico cinecomic che è riuscito a trasmettermi questa stessa sensazione di libertà è Guardiani della Galassia Vol.2. Compaiono persino gli Osservatori, seppur in un paio di cameo.

Tirando le somme, parlandone solo come film, Vol.2 è inferiore al primo capitolo, pur rimanendo un prodotto sopra la media e di ottima fattura. Volendone parlare in modo, diciamo così, più filosofico, Guardiani della Galassia Vol.2 riesce in ciò che non era riuscito a nessuno, trasmettere le stesse sensazioni che si possono avere leggendo un fumetto, ma guardando un film. Senza voler scomodare ulteriormente padri del fumetto come Kirby o Moebius, la pellicola ricorda quello spirito di bizzarria ed unicità che aveva la gestione di Jason Aaron su Wolverine e Gli X-Men, fondendo lo stile attuale del Marvel NOW! a quello unico e indie delle produzioni Image come Saga o Sex Criminals.